
di Gianni Favero
Timori per le aziende fornitrici del colosso tedesco dopo il maxi piano di tagli: «A rischio i nostri ricavi»
La metalmeccanica veneta torna dalle ferie e si scopre in un frullatore, aggredita su entrambi i fronti chiave: sui prodotti finiti l’ammiraglia del «bianco», Electrolux, non attenua il suo programma-monstre di licenziamenti e sulla componentistica c’è la febbre alta di un cliente dell’auto di riguardo come Volkswagen. Partiamo da qui. Il Consiglio di sorveglianza di Wolfsburg venerdì ha dato il via libera al piano dell’amministratore delegato, Oliver Blume, per 50 mila licenziamenti aggiuntivi (in tutto, 110 mila) e la chiusura di quattro stabilimenti ad Hannover, Emden, Zwickau e Neckarsulm.
Quanto impatterà sulla fitta filiera dei nostri fornitori? Per avere un ordine di grandezza, il calcolo di Bruno Perez Almansi, ricercatore del «Center for automotive and mobility innovation» (Cami), dell’università Ca’ Foscari, di Venezia, e dell’Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive italiano (Otea-Ircres), di Torino, dice che le esportazioni venete di componenti per i marchi Volkswagen (Volkswagen, Skoda, Seat, Cupra, Audi, Porsche, Lamborghini e Bentley) valgono tra i 100 ed i 150 milioni, all’interno di un fatturato verso l’intero sistema automobilistico tedesco di circa 900 milioni. «Ma




