di Luca Brambilla*
Dagli errori da evitare alla scelta del messaggio, fino al rapporto con media, dipendenti e stakeholder: come costruire una comunicazione efficace nei momenti più difficili e trasformare una situazione di emergenza in un’occasione per proteggere reputazione e fiducia
Una crisi comporta, prima ancora che un problema da risolvere, una relazione da preservare. Oggi questa relazione si costruisce in un ambiente più dinamico e complesso rispetto al passato. Le persone non si fidano più di una sola fonte. Cercano, commentano e condividono informazioni con una velocità di diffusione senza precedenti.
Il rapporto Censis 2026 sulla comunicazione fotografa bene questa trasformazione. Tra i dati emerge che quasi sette italiani su dieci si informano attraverso i “reel” dei social media. Quando esplode, la crisi incontra un pubblico già diffidente ed è alimentata da un ecosistema informativo frammentato.
Allerta permanente e comunicazione frammentata
Viviamo in una condizione di allerta permanente, che rende la possibilità di una crisi un elemento da integrare stabilmente nella pianificazione strategica delle organizzazioni. Eppure, secondo un recente report di Kpmg, solo il 25% delle imprese italiane dichiara di avere un protocollo strutturato per gestirla.
Risulta pertanto necessario adattare le linee guida classiche della comunicazione di crisi




