«Siamo un ristorante, non un bar». La frase pronunciata dalla titolare dell’Oca Bianca di Cagliari, dopo la richiesta di due turiste di ordinare soltanto due spritz e un antipasto da dividere, ha riaperto una questione che va ben oltre il singolo episodio. Dove passa oggi il confine tra bar e ristorante? Ha ancora senso considerarli due mondi separati? Quel confine esiste sul piano dell’organizzazione dell’impresa, ma sta diventando molto più poroso sul piano dei consumi, in un mercato nel quale evolvono insieme domanda, orari e occasioni di consumo.
La sala del ristorante Oca Bianca di Cagliari
Per fare il punto, Italia a Tavola ha sentito Aldo Cursano, vicepresidente vicario della Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi), per leggere il fenomeno dal lato dei consumi, e Alessandro Klun, esperto di diritto della ristorazione, per capire che cosa distingua oggi le diverse attività sul piano normativo. Il punto di partenza è proprio questo: la legge continua a distinguere organizzazione e caratteristiche del servizio, ma il comportamento del cliente segue sempre meno le vecchie scansioni.
Bar e ristorante: la legge li distingue, il cliente molto meno
Dal punto di vista giuridico, bar e ristorante




