
di Alessandra Nardini
Dal Mediterraneo arrivano nuovi segnali di allarme: nel 2026 nell’Unione europea sono già bruciati quasi 435mila ettari, oltre il doppio della media degli ultimi vent’anni. Cnr, Sisef e Pefc Italia chiedono un cambio di strategia: più pianificazione forestale e meno interventi solo in emergenza
Roghi più estesi, più veloci e con un’intensità che spesso supera la capacità dei sistemi di spegnimento. La nuova ondata di incendi che stanno colpendo Spagna, Francia, Grecia e Italia mostra un nuovo volto del rischio incendi in Europa e per gli esperti la sfida non è solo aumentare mezzi e personale nelle fasi di emergenza, ma intervenire prima, quando il fuoco non è ancora iniziato. «I megafire non si combattono con i mezzi di spegnimento», è il messaggio lanciato da Pefc Italia, Cnr e Sisef, che chiedono di spostare il baricentro delle politiche forestali sulla prevenzione: gestione attiva dei boschi, monitoraggio, pianificazione degli interventi e uso di nuove tecnologie.
Numeri critici
I numeri mostrano una stagione già critica. Secondo il sistema europeo Effis, European Forest Fire Information System, dall’inizio dell’anno al 29 luglio nell’Unione europea sono stati registrati 1.407 incendi, con 434.976 ettari percorsi dal fuoco. La superficie bruciata è




