
di Alessandra Coppola
E i leader fanno a gara a presentarsi come suoi eredi
DALLA NOSTRA INVIATA
PARIGI – Quando c’era lui, la Francia era grande e coraggiosa, respingeva gli occupanti nemici, scriveva per tutto l’Occidente la parola «libertà». E oggi? I giornali coniano l’espressione «gaullo-nostalgie», la nostalgia per il generale Charles de Gaulle, montata a sorpresa con la canicola estiva grazie all’aria condizionata dei cinema, dove 4 milioni di spettatori hanno finora visto i due film che compongono il kolossal La Bataille de Gaulle («La Battaglia di de Gaulle»), del regista Antonin Baudry, per cinque ore totali.
Sembrava un fiasco, a fronte di 80 milioni di euro di budget, si era già parlato di «catastrofe industriale» per il produttore Pathé. La prima puntata L’Âge de fer, l’Età del ferro, (dall’occupazione nazista nel 1940, fino all’organizzazione della Resistenza da Londra, passando per il regime collaborazionista di Vichy) a giugno era stata recepita con snobismo dalla critica e diffidenza dal pubblico.
Poi un exploit con la seconda parte, J’écris ton nom (dai versi della poesia Libertà di Paul Eluard, «Scrivo il tuo nome/ e in virtù di una Parola/ ricomincio la mia vita»), con la gloriosa resurrezione di




