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Dai migranti alla Fao: le «divergenze parallele» di Sánchez e Meloni

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di Simone Canettieri

Agli antipodi, ma su altri dossier hanno fatto asse

Premessa. Sono gli ultimi due «animali politici» rimasti in Consiglio europeo. Pedro e Giorgia, tanto diversi quanto speculari. In una ormai eterna corrida fatta di polemiche, sgambetti e relazioni complicate. L’ultima, diventata un caso diplomatico clamoroso, è quella sull’emergenza migranti a Ceuta. Sánchez e Meloni sembrano specchiarsi l’uno nell’altra, e viceversa, per darsi forza e ribadire che un’alternativa è possibile: «Sono io!».

Il leader socialista è «il modello» (l’ennesimo di una lunga serie) da cui la sinistra dice di «voler ripartire» per arrivare alla presa di Palazzo Chigi. Lo testimoniano le visite e la consuetudine di Elly Schlein con il primo ministro di Madrid, ma anche le frequenti citazioni di Giuseppe Conte. Meloni, di converso, è la regina della destra europea, amica di Santiago Abascal — capo di Vox nonché feroce oppositore di Sánchez — nonostante abbia lasciato la famiglia di Ecr per passare al gruppo dei Patrioti. La premier negli ultimi anni ha partecipato ai suoi comizi in Spagna (come dimenticare il mitico tormentone «Yo soy Giorgia»?); si è collegata da remoto alle sue iniziative politiche; è stata perfino sua ospite i primi giorni

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