di Ruggiero Corcella
Uno studio italiano, coordinato dal Santa Lucia Irccs di Roma e pubblicato su Science Advances, mostra che sincronizzare la stimolazione magnetica ed elettrica con il ritmo naturale del cervelletto migliora la funzione motoria. Una strategia che potrebbe rafforzare il recupero dopo l’ictus, anche se serviranno studi clinici più ampi
Per anni la ricerca sul recupero dopo l’ictus ha guardato soprattutto alla corteccia cerebrale, l’area direttamente coinvolta nell’esecuzione dei movimenti. Oggi, però, un numero crescente di studi sta spostando l’attenzione su un’altra regione del cervello, fondamentale per imparare, correggere e rendere sempre più precisi i nostri movimenti: il cervelletto.
È proprio su questa struttura che punta uno studio di Santa Lucia IRCCS di Roma, Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e Università di Ferrara, dell’IIT, coordinato dal professor Giacomo Koch, vice-direttore scientifico del Santa Lucia IRCCS, pubblicato sulla rivista Science Advances. I ricercatori hanno dimostrato che una stimolazione non invasiva del cervelletto, sincronizzata con il suo ritmo elettrico naturale, è in grado di aumentare la plasticità cerebrale e migliorare la funzione motoria sia negli adulti sani sia nelle persone con esiti di ictus.
Il risultato si inserisce in uno dei filoni più promettenti della neurologia contemporanea. Negli ultimi




