
Ancora più interessanti sono i numeri sul fronte della redditività e della generazione di cassa. L’utile operativo rettificato, ossia depurato dalle voci straordinarie, è passato da 213 a 773 milioni di euro, per un margine in aumento di 120 punti base all’1,8%. Anche in questo caso è il Nord America a fornire il contributo maggiore: l’aumento dei volumi, il miglioramento delle performance operative e il calo delle “spese normative” hanno compensato in parte il rincaro delle materie prime e la crescita degli oneri per i richiami, portando a un utile di 284 milioni di euro contro il rosso di 440 milioni registrato un anno fa.
Male, invece, l’Europa, dove il profitto operativo è sì migliorato, ma è comunque rimasto negativo per 94 milioni di euro (-359 milioni un anno fa). In calo tutte le altre regioni, a partire dal Sud America: -49% a 402 milioni, anche a causa di un credito fiscale una tantum contabilizzato l’anno scorso.
Il conto economico si è quindi chiuso con un utile netto di 293 milioni di euro, in deciso miglioramento rispetto alla perdita di 1,869 miliardi del secondo trimestre del 2025, quando il gruppo stava ancora assorbendo l’impatto del cambio di rotta deciso con




