
di Francesco Battistini
Il nuovo leader delle forze armate affronterà la sfida della «dronizzazione»
«Compagno maggiore!», gridò il carrista alla guida del blindato: «Compagno maggiore, guardi, ci sono delle barricate più avanti…! Che cosa diavolo facciamo?». Era il maggio del 2014. L’inizio del Donbass e d’una guerra mai più finita. Quando Maidan s’era già rivoltata ai filorussi, la Crimea era già stata annessa dai russi e laggiù, a Mariupol, già si combatteva casa per casa coi separatisti russofili.
Giorni concitati. Quel giorno, il giovane maggiore Mykhailo Drapaty aveva la responsabilità della 72sima Brigata e l’incarico d’andare a salvare un gruppo di poliziotti ucraini, finiti sotto assedio in una caserma. La strada però era bloccata, decine di civili sui marciapiedi: troppo rischioso aggirare le barricate. Il maggiore Drapaty scrutò attraverso la feritoia del blindato: proprio all’incrocio della Platinum Bank, dove si vedevano le pile degli pneumatici, tra i cavalli di frisia e il filo spinato, ecco, forse là si poteva passare. Il maggiore non ci pensò più di mezzo secondo. L’ordine gli venne immediato: «Accelera, Dima! Accelera, per la miseria! Vai, schiaccia fino in fondo…!».
E il blindato volò sulle più grandi barricate e sulle peggiori




