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Hong Kong, la guerra dei libri arriva fino a Taiwan

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di Chiara Barison

Cinque arresti per la vendita di pubblicazioni considerate «sediziose» riaccendono il confronto sul controllo dell’informazione imposto dalla legge sulla sicurezza nazionale. Taipei guarda al destino di Hong Kong come a un possibile avvertimento

«Sono una dipendente di una libreria». È la scritta sulla maglietta della donna che, con le mani dietro la schiena e la testa alta, viene portata via dalla polizia davanti a una delle ultime librerie indipendenti di Hong Kong. È una delle cinque persone arrestate durante i raid della scorsa settimana in due negozi accusati di vendere pubblicazioni «sediziose», un reato previsto dalla legge sulla sicurezza nazionale che può costare fino a dieci anni di carcere.

L’immagine ha fatto il giro dei social, arrivando fino a Taiwan, dove quello slogan è diventato un hashtag condiviso da librai, attivisti e politici. Anche il presidente Lai Ching-te è intervenuto: «Le idee e le parole non dovrebbero mai essere messe a tacere dalle pressioni politiche». Le autorità di Hong Kong non hanno reso noti i titoli sequestrati. Il segretario alla Sicurezza Chris Tang ha però ribadito che i librai hanno il dovere di verificare la legalità dei libri in vendita, paragonandoli ai commercianti che

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