«Tutto ciò che una macchina sa fare gratis, prima o poi smette di avere valore. La macchina è scala e velocità: tiene d’occhio migliaia di documenti, trascrive, traduce, vede quell’unica anomalia che a un essere umano stanco sfuggirebbe. Va usata come l’astronomo usa il telescopio: ti allunga la vista, ma non ti sostituisce l’occhio. Per questo, di esseri umani c’è più bisogno che mai. Perché sanno fare ciò che la macchina non sa fare. Dire: “L’ho visto con i miei occhi, me ne assumo la responsabilità”».
Francesco Marconi, 40 anni, è uno dei pionieri del «giornalismo computazionale». Ricercatore al MIT di Boston, docente alla Columbia University, ha guidato i progetti di Intelligenza artificiale al Wall Street Journal e ha automatizzato le news di Associated Press. Nel 2020 ha fondato AppliedXL, startup finanziata da venture capitalist della Silicon Valley e da grandi gruppi editoriali americani e che sviluppa sistemi di AI capaci di leggere milioni di documenti pubblici e individuare segnali prima che diventino notizie.
«Ho trascorso i miei vent’anni professionali all’interno delle due redazioni americane più associate alle breaking news, e ne sono uscito convinto che le breaking news fossero il modo sbagliato di guardare ai fatti. Ho visto ripetersi sempre




