Un volo Ryanair diretto da Salonicco (Grecia) a Memmingen (Germania) è stato costretto a rientrare qualche minuto dopo il decollo, a casua del danneggiamento di un finestrino, mentre l’aereo si trovava (secondo Flightradar24, sito che “traccia” i voli civili) a circa 5.000 metri di quota. L’episodio ha provocato una rapida depressurizzazione della cabina e momenti di comprensibile tensione tra i passeggeri, ma si è concluso con un atterraggio d’emergenza senza conseguenze gravi.
Secondo le testimonianze diffuse nelle ore successive, un passeggero seduto vicino all’oblò sarebbe stato investito dal violento flusso d’aria generato dalla decompressione e trattenuto dalla cintura di sicurezza e dall’intervento delle persone vicine. La dinamica esatta dovrà comunque essere chiarita dagli accertamenti tecnici.
Al di là della cronaca, l’incidente consente di spiegare in modo concreto che cosa accade quando viene meno la separazione tra l’ambiente pressurizzato della cabina e l’aria rarefatta esterna. In pochi istanti entrano in gioco differenze di pressione, temperatura e velocità del flusso sufficienti a produrre effetti molto violenti, ma previsti dalle procedure e dai sistemi di sicurezza degli aerei di linea.
La reazione a catena e lo scontro di pressioni
Secondo le prime ricostruzioni diffuse da Askanews, una delle ipotesi al vaglio



