
di Alberto Lucarelli
Smantellare oggi l’azienda speciale significa accogliere logiche di public management ormai obsolete
I diritti dei lavoratori, il diritto al lavoro, architrave della nostra Costituzione, rappresentano la priorità assoluta per ogni tipo di ragionamento. ABC nasce con i lavoratori dell’azienda, chi ha vissuto quell’epoca si ricorda bene tutti i processi partecipativi che anticiparono quella trasformazione. Si ascoltarono tutte le realtà, politiche, sociali, civiche, a partire proprio dai lavoratori dell’allora ARIN s.p.a.
Insomma, un processo inclusivo e partecipato ben diverso da oggi, nel quale i sindacati sono stati ascoltati quando la decisone politica era stata sostanzialmente già presa, in assenza, tra l’altro, di un qualsivoglia piano industriale. E allora, in questo momento di fibrillazioni, pressioni, manipolazioni, proviamo a sviluppare un ragionamento, per quanto possibile, sereno.
Mentre Palazzo San Giacomo continua a rassicurare la città sostenendo che la trasformazione di ABC in società per azioni non cambierà nulla, una narrazione, purtroppo, ripresa acriticamente da tanti, c’è una vicenda che racconta una realtà ben diversa.
Parliamo delle decine di lavoratrici e lavoratori del call center che, proprio mentre si discute del futuro dell’azienda, vivono nell’incertezza più assoluta. Nessuna risposta chiara sul mantenimento del posto di lavoro




