
di Tiziano Grottolo
L’ex presidente del consiglio dei ministri nel mirino del Partito autonomista che invita «a rileggere criticamente» la narrazione irredentista: «È un’affermazione positiva della nostra identità istituzionale»
«La pubblicistica nazional-fascista ha voluto far passare Antonio Salandra per un grand’uomo. Ma un grand’uomo Salandra non era». Parola di Paolo Alatri, partigiano, docente universitario e deputato del Partito comunista che evidentemente non aveva una grande opinione del politico pugliese. Tuttavia, l’ex presidente del consiglio dei ministri che, insieme al ministro degli Esteri Sidney Sonnino, trascinò l’Italia nella Prima guerra mondiale, non ha lasciato un bel ricordo nemmeno in Trentino. A 111 anni dall’ingresso dell’Italia nel primo conflitto mondiale il consiglio comunale di Ala ha infatti deciso all’unanimità di revocargli la cittadinanza onoraria. La sua e quella di Benito Mussolini, entrambe conferite nel 1924.
Il rifiuto dei totalitarismi
«La revoca della cittadinanza a Mussolini rappresenta un chiaro rifiuto di ogni forma di fascismo e totalitarismo», fanno sapere dal Partito autonomista (Patt). «È un’affermazione della nostra identità istituzionale perché Autonomia significa responsabilità delle comunità, pluralismo, autogoverno e partecipazione. Tutto ciò che il fascismo, per sua natura, negava», ha dichiarato al momento del voto Francesca Aprone, assessora comunale del Patt con delega




