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Educazione sessuale e affettiva a scuola, in Alto Adige si accende il dibattito dopo l’ok del Consiglio provinciale: «È un investimento». «C’è il rischio manipolazione»

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di Andrea Dalla Serra

Il sovrintendente Vincenzo Gullotta assicura: «A breve incontreremo ispettori e dirigenti scolastici»

Dopo che il Consiglio provinciale ha approvato l’introduzione dell’educazione sessuale e affettiva in tutte le scuole dell’Alto Adige si accende il dibattito fra gli insegnanti. C’è chi ritiene giusto affidare anche questa sfera della formazione personale delle studentesse e degli studenti alla scuola e chi invece pensa che debba restare una competenza esclusiva delle famiglie. Mentre diversi docenti esprimono i primi pareri sulla nuova disciplina, il sovrintendente Vincenzo Gullotta fa sapere che «nelle prossime settimane affronteremo con ispettori e dirigenti, che fino ad ora erano impegnati con gli esami, l’implementazione della norma in considerazione anche delle nostre indicazioni provinciali».

A favore

Ad accogliere positivamente l’introduzione della materia a scuola è Emanuela Scicchitano, presidente dell’associazione nazionale presidi dell’Alto Adige nonché dirigente dell’istituto comprensivo di Laives. «In linea generale — spiega — ritengo che l’educazione rappresenti sempre un investimento sulla crescita dei nostri alunne e alunni. Quando si affrontano temi legati all’affettività, alle relazioni e al rispetto reciproco è fondamentale farlo attraverso percorsi seri, scientificamente fondati, adeguati all’età e alla sensibilità degli studenti e condivisi con le famiglie». Secondo Scicchitano ora le scuole non

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