
di Cesare Zapperi
Se il governatore cambia ruolo, Fratelli d’Italia rivendica la poltrona. Ma la Lega non è d’accordo
MILANO Massimiliano Fedriga guarda all’orizzonte e ragiona sul suo futuro. Elettori permettendo, il dilemma è: meglio buttarsi nella corsa a sindaco di Trieste (il forzista Roberto Dipiazza è arrivato al termine del secondo mandato) o riprendere la via di Roma, dove è già stato giovane capogruppo della Lega alla Camera (dal 2014 al 2018), per un incarico di rilievo nel futuro governo, se il centrodestra dovesse rivincere le elezioni, o nel partito per l’eventuale post Salvini?
È bastato che il presidente del Friuli-Venezia Giulia accennasse in pubblico, rispondendo ad una precisa domanda, alle ipotesi su «cosa farà da grande?» perché nel mondo della politica e degli osservatori si scatenasse la curiosità. Normale, se si pensa da un lato che Fedriga è uno dei leghisti dell’ala nordista con più peso, subito dopo o insieme a Luca Zaia, ed è da tempo su posizioni di fronda rispetto alla leadership e alla linea politica ufficiale; e dall’altro, che il suo addio alla presidenza della Regione (non essendo possibile, al momento, un terzo mandato) ha già scatenato l’appetito dei partiti alleati, e




