di Stefano Righi
A tre settimane dall’annuncio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio che Intesa Sanpaolo ha lanciato sulla totalità delle azioni del Monte dei Paschi di Siena, operazione che prenderà corpo dopo l’assemblea dei soci che la stessa Intesa ha convocato per il 10 settembre, i protagonisti della finanza italiana provano a delineare i confini delle società coinvolte all’indomani della conclusione dell’operazione prospettata. Alla luce, soprattutto, di un fatto nuovo: la salita al 29,9 per cento nel capitale del Banco Bpm dei francesi del Crédit Agricole, dal precedente 22,9 per cento.
L’operazione, autorizzata a gennaio dalla Bce e in via di perfezionamento con acquisti ripetuti sul mercato in questi ultimi giorni è un segnale forte che condizionerà gli sviluppi futuri del risiko in corso.
Articolo Quinto
L’offerta di Intesa Sanpaolo è difficile da contrastare. Se in queste tre settimane il premio del 12,5 per cento risulta limato dai divergenti andamenti dei titoli, l’operazione rimane interessante per un’ampia fetta di importanti azionisti, che metterebbero in tasca anche un euro cash per ogni azione consegnata al concambio di Intesa. Soprattutto, l’opas di Intesa taglia fuori la volontà di Banco Bpm di arrivare ad un merger of equals con Mps.




