La nuova interfaccia Bci con microelettrodi sviluppata dall’Università della California punta tutto sull’autonomia del paziente che ha pronunciato 56 parole al minuto
A 42 anni Casey Harrell ha cominciato a perdere la voce a causa della Sla, sclerosi laterale amiotrofica, una malattia neurodegenerativa. Tre anni dopo i ricercatori dell’Università della California a Davis gli hanno impiantato elettrodi sperimentali nel cervello ed è tornato a parlare. Il risultato dello studio è stati pubblicato su Nature Medicine.
In passato abbiamo visto come le interfacce cervello-computer (Bci, in acronimo) tra cui Neuralink e Prima, siano spesso finalizzate al recupero parziale delle funzioni cognitive, quali la vista o la parola. Paralisi severe (dovute spesso a malattie neurodegenerative o all’ictus del tronco encefalico) compromettono l’eloquio, portando ad una drastica riduzione della qualità di vita del paziente, impossibilitato a compiere anche le azioni quotidiane apparentemente più banali a causa del suo deficit motorio: è proprio su questo aspetto in particolare che si è orientata la nuova ricerca dell’Università della California – Davis.
Casey Harrell oggi ha 47 anni ed era arrivato a una condizione di disartria che ha reso il suo parlato sempre più difficile da comprendere anche per chi gli sta più vicino:




