
di Alessandra Nardini
Avere un condizionatore in casa, potersi permettere una bolletta più cara, vivere in quartieri con verde pubblico e fonti d’acqua, sono tutte condizioni che aiutano a tollerare il caldo estremo. Ma tutto questo ha un costo privato e pubblico. Chi non può permetterselo è più a rischio
Se anche i ricchi piangono, sicuramente soffrono meno il caldo e subiscono in maniera più blanda gli effetti del cambiamento climatico rispetto ai poveri. Ad affermarlo è una nuova analisi pubblicata sulla rivista Nature Sustainability, che ha analizzato 28 Paesi, principalmente nel Sud del mondo, combinando dati di indagini sulle famiglie, dati climatici e dati sulle infrastrutture. Oltre tre miliardi di persone in alcune delle comunità più povere si trovano ad affrontare livelli significativi di quella che viene chiamata “povertà di raffreddamento”, ovvero quelle condizioni in cui gli individui non riescono a raggiungere la sicurezza termica a causa di forme interconnesse di deprivazione.
Le comunità più povere sono esposte a temperature pericolose per la vita perché non dispongono di mezzi di refrigerio sicuri o accessibili. In altre parole, sono quelle persone che hanno meno risorse per adattarsi al cambiamento climatico. Non si tratta solo di avere o no




