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Dentro il riciclo italiano: 3,8 miliardi di valore con l’Europa in frenata

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di Alessia Conzonato

Geopolitica, rincari e crisi economiche mettono sotto pressione la filiera degli imballaggi. Ma il sistema Conai mantiene il recupero oltre il 75 per cento. La direttrice Simona Fontana: «Si tratta di un modello collettivo universale garantito dalle imprese»

Le tensioni geopolitiche internazionali, l’aumento dei costi energetici e un mercato sempre più fragile per le materie prime rendono il 2026 un anno complesso per il sistema di riciclo degli imballaggi in Italia. Nonostante ciò, secondo le stime del Conai (Consorzio nazionale imballaggi), l’approccio nazionale non è solamente uno dei più virtuosi tra i Paesi dell’Unione europea ma rappresenta un vero e proprio generatore di economia. Dal Rapporto integrato di sostenibilità 2025 emerge che nel 2024 la complessa filiera del riciclo e del riutilizzo ha prodotto oltre 3,8 miliardi di euro di giro d’affari, contribuendo per circa 2 miliardi al Pil italiano e sostenendo quasi 25 mila posti di lavoro (per la precisione 24.888).

Effetto moltiplicatore

Ciò significa che per ogni euro di contributo ambientale Conai (Cac), versato dalle imprese per finanziare il sistema degli imballaggi, ha generato 3,6 euro di valore economico. Questo è quello che il report definisce effetto moltiplicatore ed è reso possibile dal

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