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L’Ucraina nell’Ue? Un risarcimento che viene da lontano

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Di passaggio a Bruxelles mi sono imbattuto in una nuova forma di euforia. In un periodo in cui il «modello europeo» perde colpi, mentre il mondo è dominato dalla sfida America-Cina, l’orgoglio del Vecchio continente si aggrappa a questa affermazione: «La speranza di salvezza dell’Ucraina siamo noi». 

Qualcuno vi aggiunge una battuta sarcastica: bisognerebbe dare a Donald Trump il Premio Carlo Magno, l’onorificenza tributata a chi fa fare progressi storici all’Unione. Abbandonando l’Ucraina, Trump ha svegliato l’Europa

Non sarebbe la prima volta che l’unificazione europea compie dei balzi in avanti grazie alle offese americane: nel 1956 il presidente repubblicano Eisenhower maltrattò Francia e Inghilterra nella crisi di Suez, l’anno dopo nasceva la prima Comunità europea. Siamo di fronte a un evento simile? A metà giugno si discute la proposta tedesca di una semi-adesione di Kiev all’Unione. Sarebbe una svolta storica. Di qui l’euforia che ho respirato a Bruxelles.

La leggenda dell’Europa salvatrice dell’Ucraina ha un fondo di verità, ma una dose ancora più grande di autoassoluzione, negazionismo, propaganda. È vero che l’Unione europea ha dato a Kiev sostegni finanziari imponenti, ha accolto milioni di profughi, ha varato pacchetti di sanzioni, ha fornito armi, munizioni, addestramento. È vero anche

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