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Faldoni, panico e improvvisazione. La trattativa «impossibile» tra Iran e Stati Uniti va avanti (malgrado tutto)

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di Greta Privitera

A Washington sono spazientiti dalla lentezza di Teheran, i cui mediatori lamentano invece la poca serietà degli interlocutori americani

Quando Donald Trump scrisse «un’intera civiltà scomparirà stanotte», riferendosi a quella persiana, nei palazzi di Teheran fu panico vero: era il 7 aprile scorso. I negoziatori, ci racconta un funzionario molto vicino a quei tavoli, dovettero alzare il telefono, chiedere di mantenere la calma e ricordare che il presidente americano parla per iperboli, che minaccia per mestiere e che una intimidazione non vale un bombardamento.

Dentro una trattativa già di suo quasi impossibile, gli alfabeti opposti dei due avversari rendono il dialogo ancora più fragile. Da una parte il capo di Stato che urla sui social e posta video in stile Rambo, dall’altra un apparato cresciuto nella liturgia delle lettere timbrate e delle frasi pesate al millimetro. La fonte dice che spesso i mediatori hanno la sensazione di giocare una partita in cui ogni mossa pubblica può cancellare ore di lavoro silenzioso, dilatando i tempi. La realtà sul terreno non aiuta. Il cessate il fuoco che già sembrava appeso a un filo, dopo gli ultimi giorni di droni e missili nel Golfo, arrivati fino in

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