
di Aldo Grasso
La conduttrice non si limita a presentare; è l’anima e il collante ironico dell’intera operazione, scritta a quattro mani con Luca Bottura
Ci ha pensato «Splendida cornice» a colmare (in minima parte) il vuoto lasciato da «Techetechete’», quest’ultimo prepensionato perché ormai privo di guizzi creativi (peccato usuale, in questa Rai) e soprattutto incapace di reggere la spietata concorrenza d’ascolti con i pacchi di «Affari tuoi».
Dunque, spazio al meglio del varietà culturale di Rai3. Sarebbe ingiusto sostenere che questa sia stata la puntata più riuscita della stagione — per forza, era un distillato di ottimi precedenti — ma questo è il destino dorato di ogni antologia.
Il termine, d’altronde, deriva dal greco anthología: una letterale «raccolta di fiori» (fior da fiore, sussurravano i poeti di un tempo), composta da ánthos (fiore) e dal verbo légein (raccogliere o scegliere).
È la selezione chirurgica dei frammenti più significativi. In questo modo si azzerano i tempi morti, si asciuga la narrazione e si concede il palcoscenico solo alla purezza della performance: lo spettacolo nella forma dell’aforisma.
Bisogna poi ammettere che il «best of» rappresenta la perfetta sintassi della frammentazione contemporanea, una miniera d’oro per i




