
di Donatella Tiraboschi
Da giovedì 4 giugno la presidente lascia il timone a Matteo Zanetti Le guerre e il caro energia. ««Ho cominciato con la crisi del governo Draghi e finisco con lo stretto di Hormuz e in mezzo ci sono state le guerre. Lavoro e integrazione, la partita della casa»
Dice che, della carica, le mancherà «non essere più dentro le cose». Giovedì sulla poltrona presidenziale di Confindustria si siederà Matteo Zanetti, al quale «lascio un’associazione solida, consapevole e coraggiosa». Aggettivi che, a ben guardare, potrebbero attagliarsi anche a lei, che l’ha guidata in quattro anni irripetibili (nel senso più autentico, il mandato non si può ripetere). Giovanna Ricuperati resta fedele fino all’ultimo giorno al suo stile, fatto di tailleur scuri e rigorosi, ingentiliti da qualche spilla di foggia thatcheriana, capelli mai troppo mossi e parole ancora meno (mosse).
Viene da chiedersi se, prima donna bergamasca a capo della corazzata degli industriali con una territoriale che conta 1.405 imprese associate e quasi 100 mila dipendenti, seconda in Lombardia solo ad Assolombarda, sesta in Italia (dietro le grandi unioni territoriali) e capace di cubare 9 miliardi di euro tra impatti diretti ed indiretti, si sia scoperta più



