
di Simone Canettieri
FdI: Kiev nell’Unione solo quando ci sarà la pace
«Franchi» confronti con il ministro Guido «Crosetto», lo smarcamento continuo dell’alleato leghista Matteo Salvini per coprirsi a destra dall’avanzata di Roberto Vannacci, una trattativa complicata per ottenere flessibilità sulle spese dell’energia al pari di quelle della difesa (che intanto restano congelate). E poi, non certo ultima per ordine di importanza, l’adesione dell’Ucraina all’Unione europea: tre posizioni diverse nel governo. Vista da Roma l’Europa sembra essere tornata a essere «un problema politico» per Giorgia Meloni, più che un’opportunità.
D’altronde dopo quasi quattro anni di governo l’altro giorno è stata proprio la premier, davanti alla platea di Confindustria, a usare parole definitive contro «il gigante burocratico» che deve fare «meno e meglio». Sembrava l’inizio della legislatura.
Cambio di fase, strategia elettorale a uso interno, scenario internazionale seriamente complicato? Di tutto un po’. Anche se, messi in fila, i dossier iniziano a essere tanti. Il progetto Safe per la difesa — un prestito europeo da circa 15 miliardi di euro da restituire in 45 anni — è prigioniero di una «riflessione politica» che vede contrapposti da settimane ormai Meloni e Crosetto, i due fondatori di Fratelli




