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Moda, pochi standard e scarsa automazione, le cinque sfide per il made in Italy

di Emily capozucca

Dati disomogenei, sistemi informativi che non si parlano, scarse automazione e digitalizzazione aumentano i costi operativi fino al 40%

Dati frammentati, sistemi informativi non interoperabili e un livello ancora insufficiente di automazione: sono queste alcune delle principali criticità che frenano la modernizzazione della filiera del tessile e abbigliamento italiano, arrivando a generare inefficienze che possono pesare fino al 40% sui costi operativi complessivi. È quanto emerge dalla ricerca «La filiera moda nell’era dei dati. Evidenze e traiettorie evolutive verso un ecosistema informativo più integrato», realizzata da Cikis Studio per GS1 Italy, che fotografa un settore in piena trasformazione ma ancora caratterizzato da una gestione dei dati frammentata e poco standardizzata.

La transizione

Nuove pressioni regolatorie, l’evoluzione dei modelli di consumo verso una maggiore trasparenza e la spinta alla circolarità rendono ormai centrale la capacità della filiera di raccogliere, condividere e utilizzare grandi quantità di informazioni lungo tutta la catena del valore. Tuttavia, questa transizione procede in modo disomogeneo. «Dalla ricerca emerge l’immagine di un settore che si trova in una fase di transizione, in cui la digitalizzazione della filiera rappresenta uno step fondamentale per la sua competitività futura», spiega Vittorio Giordano, Industry engagement senior

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