
di Renato Franco
A partire dal 25 giugno porterà in giro il suo one man show «Bello di mamma!»
Sono arrivati. I maledetti 60.
«Per abituarmi al suono della parola sono due anni che dico che ne ho 60, così tutti mi correggono. Ma in effetti “sessanta” stona con quello che provo: io non me li sento».
Cosa sognava da ragazzino Enrico Brignano?
«Sono cresciuto in una borgata romana, un mondo all’epoca rischioso: c’erano le Brigate Rosse, le squadre nere, le stragi, la banda della Magliana. Si rischiava tanto».
Come ha schivato i pericoli?
«Avevo sposato la causa della recitazione. Certo non mi aspettavo una carriera così. In borgata, i sogni avevano al massimo la dimensione di camera e cucina. All’epoca poi non c’erano i reality o i talent che ti davano la possibilità di immaginare un destino. Vivevamo senza televoto».
C’era il «Maurizio Costanzo».
«Per certi versi era un talent, ma lo spazio era per un comico alla volta. Quindi la trafila non era semplice. Per fortuna Maurizio si è affezionato anche a me: mi diede il “patentino” e mi fece conoscere alla nazione intera».
Il primo palcoscenico?
«Il trenino che collegava Piramide a Lido di Ostia. Lo prendevo




