Adesso che ne abbiamo la certezza – la carcassa della balena ritrovata morta nei giorni scorsi al largo della Danimarca è proprio quella della megattera Timmy, che si era spiaggiata nelle settimane scorse in Germania -, l’interrogativo diventa più insistente: questo accanimento terapeutico era davvero necessario? Valeva la pena tentare il tutto per tutto, con quel grande impiego di risorse e di mezzi che di sicuro non potrà essere ripetuto per altri casi analoghi (e purtroppo sono parecchi) e un’operazione di salvataggio definita a più riprese «spettacolare» e diventata un caso mediatico, oppure sarebbe meglio lasciare che la natura facesse il suo corso?
Diversi esperti avevano individuato subito nel comportamento del grande cetaceo il desiderio di andarsene, di morire in pace. Dopo i primi tentativi di farla arrivare in acque più profonde, la sua scelta di tornare verso la costa e lasciarsi andare in acque basse appoggiandosi al fondale era stata interpretata come un chiaro segnale per dire: «Per me finisce qui».
Si studia da tempo il canto di questi meravigliosi animali, cercando di interpretarlo. Ma di loro forse non si è ancora capita tutta la complessità. O, forse, il mondo dei biologi, degli ecologi e dei naturalisti riesce




