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Kuleba: «L’Ue faccia la sua parte, serve un mediatore serio o si rischia l’escalation»

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di Marta Serafini

L’ex ministro degli Esteri di Kiev: le inchieste non minano i negoziati

«Si torna a parlare di diplomazia ma la guerra nei cieli russi e ucraini potrebbe diventare ancora più intensa». Non ci gira intorno l’ex ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba mentre fa il punto sugli ultimi sviluppi: da diplomatico di lunga data — nel 2022 fu impegnato a lungo nelle trattative con Mosca — sa bene quanto lavoro dietro le quinte richieda un accordo di pace.

Dopo il 9 maggio, la parata a Mosca e dopo le ultime dichiarazioni di Vladimir Putin sulla possibilità che la guerra finisca, pensa che Mosca sia davvero pronta a colloqui di pace oppure si tratta dell’ennesima mossa tattica?
«Partiamo dall’inizio. Il messaggio mandato da Putin di per sé un segnale positivo. Ma perché tutto questo non si trasformi nell’ennesimo trucco utile a prendere tempo e ad allontanare da sé gli obblighi diplomatici, servono tre condizioni precise. La prima è la fine dei raid contro le città ucraine. La seconda è il riconoscimento dell’altra parte come interlocutore diplomatico legittimo. La terza è la rinuncia a richieste che violano apertamente la sovranità territoriale ucraina, in testa quelle che

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