
di Alessandra Muglia
Il sindaco di Varsavia e figura di spicco del fronte liberale polacco: «Non è un bene per la democrazia che Stati membri e Commissione Ue vogliano centralizzare il bilancio». E sul voto in Ungheria: «Budapest ci dà speranza»
DALLA NOSTRA INVIATA
BRATISLAVA – «Anche se in Polonia abbiamo un premier democratico e in Ungheria Orbán non c’è più, la nostra lotta contro i populismi continua» assicura Rafał Trzaskowski. Il sindaco di Varsavia, al secondo mandato, è una figura di spicco del fronte liberale polacco, vicepresidente del partito di Donald Tusk. Meno di un anno fa è stato sconfitto alle presidenziali dal nazionalista Karol Nawrocki per un soffio. Ieri è intervenuto nella capitale slovacca al summit del «Patto delle città libere» da lui fondato nel 2019 insieme ai sindaci di Bratislava, Budapest e Praga. «Ci scambiamo buone pratiche e facciamo pressione sulle istituzioni europee. Quando Ursula von der Leyen e la Commissione vogliono centralizzare il bilancio Ue e ridurre il ruolo delle regioni e delle città, ci opponiamo».
Con che esito?
«È impossibile per l’Ue realizzare le sue priorità senza le città. L’idea di utilizzare i fondi europei lasciando che siano la Commissione e gli Stati membri a




