di Alessandro Sala
L’indagine di Nomisma a margine del lancio di Purina Young Veterinarians, la piattaforma di formazione che affianca i giovani medici alle prese con le incognite della professione
Un veterinario su tre se potesse tornare indietro non ripeterebbe il percorso formativo e professionale intrapreso. Per molti motivi: i maggiori carichi di lavoro registrati negli ultimi anni, di pari passo con l’aumento di cani e gatti nelle cade degli italiani; la difficoltà di relazionarsi con proprietari degli animali che se da un lato tendono a considerare i loro «pet» come dei membri effettivi della famiglia, dall’altro tendono proprio per questo ad essere più intransigenti nei confronti dei professionisti della cura, a cui si rivolgono spesso con arroganza e opponendo convinzioni basate spesso solo su ricerche effettuate in rete o con l’ausilio di qualche forma di intelligenza artificiale. Ma, soprattutto, c’è una retribuzione che l’80% dei giovani medici considera non adeguata rispetto alle responsabilità, con il 65% che segnala anche difficoltà nel bilanciamento tra lavoro e vita privata. Sono alcuni degli elementi che emergono dall’indagine «Young Vet Insight», curata da Nomisma, che ha analizzato le aspettative degli studenti di Veterinaria e il vissuto di giovani veterinari che operano già




