
di Luigi Ippolito
Il terremoto seguito al disastro elettorale della scorsa settimana ha spinto alle dimissioni 4 sottosegretari ma (per ora) nessun ministro: così il premier britannico, appellandosi alle procedure, evita le dimissioni. La sua autorevolezza appare compromessa, ma l’incertezza nello scenario internazionale potrebbe spingere i ribelli ad attendere
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Venite a prendermi, se ne siete capaci: è questo, in sostanza, il guanto di sfida lanciato dal primo ministro britannico, Keir Starmer, ai suoi critici e a quanti aspirano a defenestrarlo.
In una riunione del governo che si è svolta martedì mattina a Downing Street, Starmer ha ricordato che «il partito laburista ha una procedura per sfidare il leader e questa non è stata lanciata. Il Paese si aspetta che noi continuiamo a governare: e questo è ciò che sto facendo».
Niente dimissioni, dunque, nonostante il disastro delle elezioni amministrative della scorsa settimana: da buon avvocato qual è, Starmer si appella alla procedura, che richiede almeno 81 firme di deputati laburisti a sostegno di una candidatura alternativa, dopo di che si andrebbe al voto fra tutti gli iscritti. Ma soprattutto conta sulle divisioni fra i suoi avversari: perché se è vero che




