
di Stefania Ulivi, inviata a Cannes
L’attrice è in giuria dopo l’exploit di due anni fa con «The Substance»
«Tornare qui da giurata mi rende felice, mi sento come una bambina che gioca a fare la adulta». Alle spalle il manifesto di Cannes 79, con la foto magnifica di Thelma & Louise, Demi Moore non nasconde la sorpresa («Il primo pensiero quando mi hanno telefonato per propormelo è stato: ma veramente lo state chiedendo a me?») e la gioia.
La star americana è consapevole di rappresentare la quota glamour in mezzo a una compagine, guidata dal presidente Park Chan-Wook (primo artista sudcoreano a ricoprire tale incarico), a alto tasso cinefilo con la regista premio Oscar Chloé Zhao, lo sceneggiatore storico di Ken Loach Paul Laverty e l’attore svedese Stellan Skarsgård. Attrice simbolo della Hollywood rampante degli anni Novanta (Ghost, Codice d’onore, Proposta indecente, Striptease), Moore sfilò per la prima volta sulla Montée des marches nel 1997, al fianco dell’allora marito Bruce Willis per Il quinto elemento di Luc Besson. Ma proprio qui sulla Croisette, quando il cinema americano l’aveva ormai emarginata, due anni fa si è guadagnata un posto d’onore in quello d’autore europeo. È stato grazie




