Home / Economia / «Torino è in balia di cinesi e indiani. L’industria locale così scompare. Dopo Elkann il deserto, i nostri imprenditori che fanno?»

«Torino è in balia di cinesi e indiani. L’industria locale così scompare. Dopo Elkann il deserto, i nostri imprenditori che fanno?»

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di Christian Benna

Filippone (Cisl) parla dopo la fusione Mittal-Cln. «Abbiamo bisogno di investimenti dall’estero. Non c’è dubbio. Ma la partita è persa se non la giochiamo e rimaniamo a bordo campo. Le nostre imprese investano di più»

«I cinesi di Hanon ci hanno informato scorsa settimana che sposteranno le linee produttive torinesi nel Far East. Negli stessi giorni il fondo tedesco Mutares ha detto addio agli operai di Primotecs per iniziare un percorso incerto con la Olsa. E adesso scopriamo che gli indiani di Arcelor comprano il gruppo Cln di Casellette riservandosi però di vendere gli stabilimenti di Torino. Solo io vedo un problema per il nostro futuro? Regione e governo che fanno?». È un fiume in piena Giuseppe Filippone, segretario della Cisl piemontese, convinto che senza interventi decisi di politica industriale la desertificazione manifatturiera sarà un processo deciso a Nuova Delhi o a Pechino.

Filippone, perché tante multinazionali comprano e poi disinvestono dal Piemonte. Sono «cattive» loro o non siamo competitivi noi?
«Alt. Il Piemonte ha bisogno di investimenti dall’estero. Non c’è dubbio.Ma ho la brutta sensazione che qui stia succedendo altro: diverse acquisizioni si stanno dimostrando speculative. E poi quando si perde centralità, come accade

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