
di Margherita De Bac
L’ex nuotatore italiano e personaggio televisivo: «Se avete un dubbio non prendete un animale, perché è un impegno e una responsabilità. Una sola settimana in compagnia ripaga dei sacrifici per curarli e stargli vicino»
«Prendevo in giro quelli con i cani piccoli e guarda con chi mi accompagno, adesso». Così Massimiliano Rosolino mentre indica i suoi due barboncini toys color champagne. Ti aspetteresti che un campione olimpico della sua stazza, 1,92, avesse preso con se come minimo un pastore tedesco, per rispetto delle proporzioni. E invece eccolo felice con dei nanetti.
Non era lei che considerava barboncini, bassotti e simili dei non cani?
«Lo ammetto. La pensavo così. Però in una certa fase della mia vita ho avuto il desiderio di avere un animale dentro casa che non perdesse pelo e non fosse causa di allergia. Natalia Titova, la mia compagna, era contraria. Dalla mia parte avevo però mia mamma Carolyne. Avevo già fatto l’esperienza con due gatti randagi adottati a Castel Volturno».
È arrivata Bella.
«Già prima di vederla in un allevamento avevo deciso che sarebbe stata femmina e avrebbe avuto questo nome. Per abituarmi alla sua presenza la chiamavo per casa, fingendo




