
di Maurizio Porro
Una giornalista di Oslo, madre con l’inseminazione artificiale, risale per caso e malizia alla conoscenza del donatore
Il titolo originale norvegese era Solomamma, la premessa di una donna sola con figlio; in italiano si è scelto l’abusato Noi due sconosciuti (a suo tempo Kirk Douglas e Kim Novak, indi Susanne Bier) per raccontare, con un cast di contenuta ma espressiva emotività, di una giornalista di Oslo, madre con l’inseminazione artificiale, che risale per caso e malizia alla conoscenza del donatore, un programmatore sposato, con due figli non suoi.
Magari lo si può pure intervistare.
Le sorprese dell’amore oggi si moltiplicano e aprono quesiti sentimentali nuovi: cos’è una relazione con un uomo di cui si è già utilizzato il seme?
Il cinema nordico è attento all’involuzione affettiva, la vita che si organizza diversamente, dove i sentimenti congelati tornano a scaldarsi, ma tutto ha un prezzo: la trilogia Sex, Love, Dreams era istruttiva in proposito, così come Sentimental Value, spettacolo di passioni: qui il gioco si complica anche per la presenza d’una amica e il dubbio di una costruzione piramidale solo con mamma o anche con padre, inclusi rimpianti e/o rimorsi.
Non è certo




