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Il risparmio italiano, un’industria sottovalutata

di Nicola Saldutti

Perchè il risiko bancario dovrebbe accelerare la creazione di un polo capace di competere con i big europei

La moda, certo. Il made in Italy, certo. L’industria manifatturiera, certo. L’agroalimentare, certo. Il turismo, certo. Quando si osservano i punti di forza del Paese sono questi i settori ai quali si guarda con più attenzione e cura. Eppure, il vero asset del Paese, costruito dalle generazioni precedenti e alimentato da un’operosità tutta italiana, è soprattutto la capacità di risparmio. Che, come emerge dall’analisi di Ferruccio de Bortoli, spesso non è accompagnata da un’adeguata capacità di gestione da parte di chi con tanta fatica accantona risorse (spesso anche per consigli non sempre disinteressati da parte degli intermediari finanziari).

Cominciamo a considerare il risparmio un’industria, come una componente del prodotto interno lordo, per il quale valgono le stesse regole della manifattura. In un mondo fortemente competitivo bisognerebbe consolidare almeno una parte di queste attività, in modo da valorizzare ancor di più i flussi che consentono di finanziare lo sviluppo, le imprese, l’innovazione, le start up, i progetti di crescita professionale dei giovani. In due direzioni: capacità di attrarre risparmio e investimenti dall’estero e capacità di non far

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