
di Marika Giovannini
Le due istituzioni uniscono le forze su caro-vita, edilizia in altezza e vivibilità: al via la seconda fase del salario minimo locale
L’agenda è corposa. E abbraccia temi urbanistici e sociali, ambientali e sanitari, che Comune e Università di Trento approfondiranno insieme nel corso del 2026. Sul tavolo della giunta, in queste settimane, è approdato infatti il ventaglio completo delle sfide che «UniCittà» dovrà affrontare quest’anno: in una intesa che lega l’amministrazione e l’ateneo da anni, il programma delle attività fissa lo sguardo su alcune partite strategiche per il capoluogo trentino.
In temi
Come quella del caro-vita, che a Trento — come in tutte le città italiane — sta diventando un nodo critico. Per questo, nel 2026 proseguirà il progetto, avviato nel 2025, per individuare il salario minimo essenziale di Trento. Una sfida lanciata dal sindaco Franco Ianeselli a dicembre 2024 sul modello del «London living wage», che prevede la definizione di una sorta di retribuzione minima calcolata sul costo della vita reale cittadina che può essere utilizzata dalle aziende per calcolare il salario minimo da corrispondere ai propri dipendenti. Nel 2025 UniCittà si è concentrata sulla «fase 1»: ora parte la «fase 2», che




