di Anna Zinola
Dal food alla cosmesi, i formati si riducono ma il prezzo resta invariato. Perché è difficile accorgersene e cosa fare.
Si scrive shrinkflation, si legge aumento occulto dei prezzi. Per i consumatori, la riduzione del formato si traduce, infatti, in un rincaro difficile da notare, in quanto il prezzo unitario è sempre lo stesso. Tuttavia, la quantità di prodotto acquistata a quel prezzo è minore.
Così, per esempio, si passa da 100 a 80 grammi, da 1 litro a 900 ml oppure da 10 a 9 pezzi per confezione. Si tratta di piccole riduzioni, che, però, nel medio-lungo periodo impattano sulla spesa. Insomma, si spende di più pur non acquistando di più.
Si “restringono” tonno e cioccolato (e non solo)
La “shrinkflation” (da “shrink”, restringere, e “inflation”, inflazione) coinvolge moltissime categorie, a partire dall’alimentare. Uno degli esempi più evidenti riguarda le scatolette di tonno, il cui peso si è progressivamente ridotto da 80 grammi a 70, 65 e 60 grammi. Stesso discorso per le tavolette di cioccolato. In passato il formato standard era 100 grammi, mentre oggi sullo scaffale si trovano tavolette da 90, 85 e 75 grammi. Senza dimenticare le patatine, la cui size storica




