di Walter Riolfi
Fino a oggi la correzione ha di poco superato il 10% e i rendimenti delle obbligazioni di Stato sono saliti di 30-40 punti. Ma c’è chi inizia a chiedersi se non sia in vista un brusco cambio di umore e di valutazione
Donald Trump come Saparmurat Niyazov, il dittatore del Turkmenistan, che alla fine del secolo scorso si fece raffigurare in una statua dorata, alta 12 metri, che inseguiva l’arco del sole. Così parrebbe nell’osservare il rendering del grattacielo di cristallo, che il presidente americano vorrebbe costruire a Miami: con il suo nome che campeggia in alto e la statua di lui col pugno alzato, dorata pure quella. Se la megalomania è comune ai due personaggi, il contesto politico è assai diverso. Mentre Niyazov poteva «vantare» il 99,9% dei consensi, come s’addice a un regime dittatoriale, Trump si ritrova con una popolarità crollata sotto il 39%: un record per un presidente al 14° mese di mandato. La guerra all’Iran gli sta costando cara, e ancor più onerosa si sta rivelando per l’economia mondiale e per chi ha investito sui mercati finanziari.
Gli effetti su Borse e bond
I numeri del disastro




