
di Francesco Battistini
Intervista a Pablo Abdala, presidente dell’istituto uruguayano Inau: «La coppia è parsa la scelta migliore. L’operazione a Boston? Il viaggio negli Usa si è svolto dopo l’affidamento temporaneo»
DAL NOSTRO INVIATO
PUNTA DEL ESTE (Uruguay) – Vi ha già contattato l’Interpol dall’Italia?
«No, assolutamente no. So che è stata inviata una richiesta d’informazioni e naturalmente collaboreremo».
Ma s’aspettava che su questo bambino si scatenasse uno scontro politico che a Roma non ha precedenti?
«Ecco, appunto: a Roma. La controversia politica è nata in Italia e non spetta certo a me immischiarmi».
Ha sentito Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti, nell’ultima settimana?
«No. E per quale motivo avrei dovuto farlo?».
No hay razón, nessun motivo. Illuminato nel suo studio da un grande lucernario che disperde la penombra del casco antiguo, il presidente dell’Instituto Nacional del Niño el Adolescente Uruguayo, Pablo Abdala, 60 anni, dice che far luce su questa vicenda è un dovere. Ma che a Montevideo sono tranquilli, perché l’adozione della coppia Minetti-Cipriani è stata «condotta con successo e nel rispetto della legge». La documentazione fu esaminata da diversi magistrati, spiega, con «vari interventi sull’affidamento provvisorio del bimbo alla coppia» e con una normale «sentenza che decretò




