L’Antico Caffè Greco e la crisi dell’Ospedale israelitico di Roma
La crisi dell’Ospedale israelitico di Roma prende avvio nel 2015, quando un’inchiesta coinvolge medici e dirigenti per ipotesi di falso e truffa. Nei due anni successivi la struttura subisce un forte ridimensionamento economico: nel 2017 la Regione Lazio riduce il budget, misura indicata nei documenti come uno dei fattori principali della crisi finanziaria. A questo si aggiunge, tra il 2020 e il 2022, l’impatto dell’emergenza Covid, che contribuisce a peggiorare ulteriormente i conti.
Nel 2024 l’ente presenta domanda di concordato preventivo, assistito dall’avvocato Francesco Marotta. La procedura si conclude con l’omologa di un piano quinquennale disposta dal Tribunale di Roma il 21 aprile 2026 (giudice delegato Daniela Cavaliere), che certifica un passivo superiore a 105 milioni di euro. L’obiettivo è il rientro parziale dei debiti entro il 2031, attraverso la generazione di circa 36,9 milioni di liquidità complessiva.
Le fonti di copertura del piano includono la gestione operativa della struttura sanitaria (stimata in 5,4 milioni), nuovi apporti di capitale da parte della comunità ebraica (6 milioni) e la valorizzazione del patrimonio immobiliare (7,2 milioni). Tra questi asset rientra anche il Caffè Greco di via Condotti, chiuso nel 2025 dopo lo sfratto dei precedenti




