
di Fabrizio Roncone
Tutte le polemiche sul ministero della Giustizia, dall’affaire Andrea Delmastro al rinvio a giudizio di Giusi Bartolozzi per il caso Almasri
Ecco il ministero della Giustizia, palazzo Piacentini, con spigoli rinascimentali, massiccio, sul marciapiede di sinistra, appena svoltato l’angolo tra Lungotevere De’ Cenci e via Arenula. Ma che posto è diventato? In questa legislatura è stato il teatro buio di gravi pasticci e di memorabili baruffe, di gaffe e di arroganze, di storiche sconfitte e adesso pure di un disastroso incidente che coinvolge, addirittura, quel luogo sacro chiamato Quirinale.
C’è un lungo corridoio nella penombra. Il marmo. Il silenzio. Gli impiegati camminano sulle punte dei piedi. Un tempo sarebbe uscita lei, Giusi Bartolozzi. Alta, imperiosa, accigliata. Il rumore dei tacchi rimbombava fuori dalla stanza, la voce squillante. «Che succede?». Controllava tutto, decideva tutto. Molto più di una capa di gabinetto. Persino più di una zarina. «È la mia ministra», diceva lui, Carlo Nordio, il Guardasigilli in carica. Spesso compiaciuto, talvolta atterrito.
Ma la Giusi non c’è più. E non c’è più nemmeno il sottosegretario Andrea Delmastro delle Vedove, un Fratello d’Italia che in pubblico faceva tutto il puntuto e il severo e




