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Il commercio mondiale del caviale è dominato dalla Cina: la strategia di Calvisius per crescere (senza cedere nella qualità)

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di Massimiliano Del Barba

L’azienda controllata dal gruppo siderurgico Feralpi produce la metà del caviale italiano esportandone il 70%. Addio alla lavorazione del salmone

Cresce a ritmi costanti la domanda mondiale di caviale (+4% l’incremento medio annuo), ma al contempo aumenta l’offerta proveniente dalla Cina, a oggi la maggior produttrice di uova di storione d’allevamento (il solo commerciabile dopo il bando del 1998 su quello selvaggio perché specie protetta) con circa 400 delle 700 tonnellate prodotte ogni anno a livello globale (l’Europa ne immette sul mercato 200 tonnellate, di cui 62 dall’Italia).

Per rispondere all’incremento della pressione commerciale asiatica anche sulle tavole occidentali il principale player italiano, l’Agroittica Lombarda di Calvisano, controllata dal gruppo Feralpi, ha intrapreso, sotto la guida del nuovo Ceo Alberto Messaggi, un processo di ristrutturazione che l’ha porta a dismettere la lavorazione del salmone per dedicarsi allo sviluppo del core business, per il quale lo scorso anno ha fatturato 36 milioni di euro per 30 tonnellate di caviale, il 70% destinato al mercato estero.

«Dopo l’invasione del prodotto cinese sui mercati tradizionalmente presidiati da italiani e francesi — ragiona lo stesso Messaggi — è sorto un rischio elevato di contraffazione e

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