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A Torino il coworking è rimasto senza lavoro. Va in crisi l’ufficio in condivisione

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di Carlotta Rocci

Spazi in vendita o rivoluzionati. La scrivania in «sharing» che prometteva di trasformare i precari in startupper cambia volto

Era nato come ufficio dei precari e delle partite iva, postazioni per creativi e piccoli professionisti. Oggi quel modello di coworking è in crisi. Senza i grandi numeri è un business in perdita. Le classiche scrivanie in affitto realizzano utili quando i metri quadrati a disposizione sono tali da garantire un bacino di iscritti elevato e un turn over frequente. È il modello Regus che ha standardizzato il «cowo»e in Piemonte ha oltre 2000 postazioni.

Un mercato immaturo

«Oggi il coworking è un mercato maturo a metà tra le piccolissime soluzioni e le grandi aziende che cercano professionisti a cui delegare completamente la gestione degli spazi», spiega Pietro Martani, l’inventore di Copernico, la rete di coworking che nel 2021 — complice la pandemia — è stato acquisito proprio da Regus. Oggi Martani ha lasciato il territorio piemontese e tra Milano, Roma e Venezia ha fondato Stella33, un sistema di business center «chiavi in mano» con spazi disegnati e organizzati sulla base delle esigenze specifiche delle aziende. «Lo definirei un ufficio as a service — dice Martani

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