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Richard Ford sull’attentato al presidente Usa: «La colpa è delle armi. Ora Trump farà di tutto per aumentare i consensi»

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di Marco Bruna

Lo scrittore: «Il presidente è un egocentrico, governa il Paese come se fosse suo». Una messa in scena? «No, l’attentatore non sarebbe sopravvissuto»

È mattina presto in Maine, quando il premio Pulitzer Richard Ford risponde alla telefonata del Corriere. È ancora a letto, sta commentando con la moglie Kristina, compagna inseparabile da oltre cinquant’anni, le drammatiche notizie della notte precedente quando, durante la cena per i corrispondenti della Casa Bianca al Washington Hilton, un uomo ha cercato di sparare a Donald Trump e ai membri della sua amministrazione.

Ford — uomo di rara eleganza, schietto e sincero, profondo indagatore della società americana — si lascia scappare una risata un po’ allibita: «Come si fa a sostenere che le persone che hanno un impatto nella società siano quelle prese di mira maggiormente? Trump dice un sacco di stupidaggini. Io e Kristina le leggevamo ad alta voce a vicenda».

Signor Ford, che cosa succede alla democrazia americana?
«È terribile quello che sta accadendo. Detesto il fatto che i nostri funzionari pubblici, eletti democraticamente, siano presi di mira. Così come detesto il fatto che i nostri soldati vengano uccisi in Iran o altrove. Sono al mondo

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