
di Marta Serafini
Scriveva per il quotidiano Al-Akhbar: le minacce nelle ultime settimane, poi l’attacco all’auto dove viaggiava con altri giornalisti. L’ambulanza bloccata per ore
Cinquantasette chilometri. Questa è la distanza tra Baïssariyé, città natale di Amal Khalil nel distretto di Saida, e Tiri, nel distretto di Bint Jbeil. È lì, ai margini di quella che l’esercito israeliano chiama oggi la «Linea Gialla», che la giornalista del quotidiano al–Akhbar, in redazione fin dalla fondazione del giornale nel 2006, è stata uccisa in un raid israeliano.
Figlia del Sud, Khalil da anni raccontava quella stessa terra, seguendo il conflitto lungo il confine e dando voce alle comunità del Libano meridionale. Nelle settimane precedenti aveva riferito di aver ricevuto minacce da numeri telefonici israeliani, con l’invito a lasciare l’area e a interrompere il proprio lavoro. Secondo quanto aveva raccontato ai media locali, uno dei messaggi conteneva anche riferimenti ai suoi spostamenti recenti. Non è chiaro chi li abbia inviati.
Secondo una prima ricostruzione, l’attacco si è sviluppato in più fasi. Poco dopo le 14.30 di mercoledì 22 aprile, un primo colpo israeliano ha centrato il veicolo su cui viaggiavano Amal Khalil e la fotografa freelance Zeinab Faraj




