di Stefano Montefiori
«Il gruppo tornerà a crescere in tutti i settori se la guerra non precipiterà». Poi l’elogio della burocrazia cinese: «Se avessimo deciso di costruire una nave Vuitton in Place de la Concorde a Parigi, potete immaginare il risultato»
Un’assemblea generale Lvmh con molti motivi di interesse, oltre alla bottiglia di Moët & Chandon finale consegnata ai piccoli azionisti venuti da tutta la Francia nella sala conferenza del Carrousel du Louvre, a Parigi. Bernard Arnault, 77 anni, patron e fondatore del più grande gruppo del lusso al mondo, maggior datore di lavoro privato in Francia e tra gli uomini più ricchi del Pianeta, prima di scherzare sulla sua successione ha sfoggiato subito il suo humour serafico, quando ha raccontato di avere ricevuto «i complimenti del segretario generale del Partito comunista cinese», tra i sorrisi della sala. «Una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere in Francia».
Arnault si lamenta spesso del clima di scarso entusiasmo, quando non di ostilità, che accompagna in patria i suoi successi. Stavolta lo ha fatto ricordando uno degli eventi che hanno segnato il 2025 di Lvmh, l’apertura della «Maison Louis» a Shanghai, un grande edificio a forma di




