
di Simone Canettieri, Claudia Voltattorni
Il ministro: serve più spazio per lo scostamento. L’ira di FdI sull’Istat
«Io pessimista? Seguite i telegiornali e poi ditemi voi…». Il giorno dopo l’approvazione del Documento di finanza pubblica 2026 (Dfp) che certifica il deficit italiano al 3,1% e spegne le speranze di un’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione Ue, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non cela la sua preoccupazione sugli sviluppi geopolitici. Ma guarda a Bruxelles e a quelle «efficaci risposte» che la Commissione potrebbe dare alle proposte italiane nel caso il «quadro economico dovesse peggiorare». Lo scrive nella premessa al Dfp e lo ribadisce a chi ieri gli chiedeva del temporary framework — gli aiuti di Stato mirati — proposto dalla Commissione Ue per la crisi in Iran: «Non basta: è su determinate situazioni, trasporti, agricoltura e pesca, ma se tu non hai spazio fiscale su quelle misure dove metti gli aiuti, devi offrire anche la possibilità dello scostamento» (di bilancio, ndr), ma è «incongruente e illogico nel comportamento: sono tutti già con l’acqua alla gola».
Giorgetti torna anche su quel decimo di punto nel calcolo del rapporto deficit/Pil arrivato al 3,1% che costringe l’Italia ad un altro anno sotto




