
L’indagine Uiv-Vinitaly sulle preferenze delle diverse generazioni. Ai più giovani, che consumano maggiormente fuori casa, piace farsi consigliare e traducono l’esperienza gustativa in acquisto più velocemente
Ci sono vini che, una volta assaggiati, si trasformano in acquisto. Altri, invece, restano un’esperienza isolata, senza seguito. È nel passaggio dalla conoscenza alla scelta che, oggi, si misura la forza di una denominazione. E mai come in questo periodo, questa distanza dipende dall’età di chi beve. L’Italia del vino, infatti, con quasi 30 milioni di consumatori, è attraversata da una trasformazione profonda. La più evidente riguarda la conversione: i giovani accorciano il tempo tra scoperta e acquisto, mentre i più maturi mantengono un approccio più riflessivo e conservatore. Secondo i dati dell’Osservatorio del Vino Uiv-Vinitaly (Unione Italiana Vini) è proprio la Generazione Z quella con i tassi di conversione più alti: l’Amarone della Valpolicella, infatti, raggiunge il 68%, il Barbaresco il 63%, il Taurasi il 61%. Anche denominazioni più diffuse, per esempio Chianti e Soave, si attestano attorno al 58%.
Differenze generazionali
Ma non è solo una questione di preferenze: è una dinamica comportamentale. L’80% dei giovani ha una forte propensione alla sperimentazione e il 76% si affida ai consigli, dal personale di sala




